
16/03/2026
Catechesi N. 524
A - Tutto il Vangelo di oggi ci parla dell’umiltà, virtù poco compresa se non nella cognizione principale. Non c’è chiarezza nella comprensione dell’umiltà, molti provano un senso di ribrezzo al solo pensiero di dover agire con umiltà.
B - Gesù “non è venuto per farsi servire, ma per servire”, una verità che i Consacrati sono chiamati a vivere pienamente. Tutti i cristiani devono comprendere che non è il potere, o un posto di privilegio nella società, a permettere la realizzazione della vita.
C - Questa è una parabola piena di insegnamenti, una lettura che rilascia ogni volta nuove intuizioni per vivere come chiede Gesù. Leggendola senza il desiderio di scoprire tanti significati presenti nel racconto, si rimane un po’ indifferenti sia alla condizione dei due personaggi, sia alla retribuzione diversa che spetta a loro.
Dal Lunedì al Sabato ore 9,30 Santa Messa
Tutti i Lunedì sera ore 21 Preghiere di Intercessione e Sollievo delle Sofferenze.
Tutti i Venerdì sera ore 20,30 Santa Messa di Intercessione e Sollievo delle Sofferenze.
Da Venerdì 20 Marzo a Domenica 22 Marzo faremo tre giornate di Preghiera a Campagna in provincia di Salerno.
Domenica 12 Aprile Ore 16 Messa di Intercessione e Sollievo delle Sofferenze.
Da Venerdì 28 Agosto pellegrinaggio a Lourdes fino a Lunedì 31 Agosto
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+ Vangelo
Mt 23,1-12 Dicono e non fanno.
A - Tutto il Vangelo di oggi ci parla dell’umiltà, virtù poco compresa se non nella cognizione principale. Non c’è chiarezza nella comprensione dell’umiltà, molti provano un senso di ribrezzo al solo pensiero di dover agire con umiltà. Perché si oppone all’orgoglio e alla superbia, e l’umiltà non si può praticare se sono presenti questi vizi.
Per esserci l’umiltà occorre la persona umile, un cristiano evidentemente, che ha incontrato il vero Volto di Cristo e ha deciso di metterlo al centro di tutto. La condizione principale per rivestirsi dell’umiltà è la conoscenza di Gesù, l’imitazione dei suoi comportamenti, soprattutto occorre rivestirsi dell’Amore di Cristo.
Quanto è presente l’Amore del Signore in una persona, tanta è l’umiltà che si pratica!
Non ci può essere uomo umile senza Gesù, non c’è d’altronde neanche vita spirituale senza Lui, quindi non si può ostentare un’umiltà di facciata perché la finzione dura poco, né è credibile chi pronuncia parole di umiliazione verso se stesso, quando poi diventa una furia se riceve un’offesa.
Eppure le umiliazioni servono a farci rientrare in noi e così assaporare le violenze degli oltraggi, le offese e i torti che si subiscono, spesso senza una vera ragione. Le umiliazioni ci fanno scendere dalle vette della superbia, diminuiscono il nostro amor proprio, degradano le convinzioni sbagliate di grandezza. È difficile accettare le umiliazioni, per accettarle bisogna fare un cammino serio.
Anche la conoscenza dei propri difetti è un aiuto per diventare più umili, ma bisogna vincerli e quindi si comincia una lotta spirituale.
Tutte le virtù necessitano della presenza della Grazia di Dio per farle diventare abiti spirituali, come il vestiario che copre il corpo. Si possono praticare le virtù in modo esemplare, spesso però si tratta di momenti euforici passeggeri, non di una stabilità spirituale fondata sulla Persona di Gesù.
Riguardo l’umiltà, non si può praticare con costanza se non c’è una continua lotta contro la superbia. Non si può essere umili se l’agire è presuntuoso, orgoglioso, pieno di sé, fiero e arrogante. C’è una vera interdipendenza tra umiltà e superbia: se una scende, l’altra sale. Non possono essere presenti allo stesso livello, ma alto o basso.
È il cammino del rinnegamento insegnato da Gesù a renderci umili, la ripetizione di atti che richiedono uno spirito di mortificazione, quindi di rinuncia, privazione, sacrificio e penitenza. La privazione riguarda anche tutto ciò che appare lecito, ma che il credente se ne priva per dominare la propria volontà e condurla piano piano a spezzare la superbia.
I Sacramenti, l’osservanza dei Comandamenti e del Vangelo, la preghiera sincera e fiduciosa, la lotta ai vizi, rendono umili.
Come possiamo constatare, ci sono più opportunità per praticare l’umiltà, all’inizio si farà fatica e non si comprenderà la giusta misura. La ripetizione di atti di rinuncia e di silenzio quando si vorrebbero dire parole poco caritatevoli, come nel giudizio, conducono ad un maggiore autocontrollo e ad una considerazione sempre più bassa di sé.
Una persona umile è essenzialmente una persona modesta e priva di superbia, che non si ritiene migliore, o più importante degli altri.
Può avere tante qualità, talenti, ingegni, ma ha lo spirito dei piccoli del Vangelo, e questa persona è grande davanti a Dio.
La gradualità dell’umiltà non si riesce a comprendere, chi dice di essere umile in realtà non lo è. L’umile invece pensa di essere sempre inadeguato e se riceve complimenti al lavoro, in famiglia o in altri ambienti, non si esalta, non prova neanche vanità, proprio perché si considera piccolo, ha una bassa considerazione di sé.
Più la persona è vicina a Dio ed è piena di Spirito Santo, maggiormente si sente indegna, inadeguata, limitata in ciò che Gesù chiede. Questo è il vero senso dell’umiltà, non riguardano alcune affermazioni banali, magari dette per compiacersi, o l’illusione di essere umili solo perché non si commettono reati gravi.
“Chi si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato”. Buona preghiera a tutti. Sia Lodato Gesù Cristo.

+Vangelo
Mt 20,17-28 Lo condanneranno a morte.
B - Gesù “non è venuto per farsi servire, ma per servire”, una verità che i Consacrati sono chiamati a vivere pienamente. Tutti i cristiani devono comprendere che non è il potere, o un posto di privilegio nella società, a permettere la realizzazione della vita. Il potere è buona cosa se amministrato nel timore di Dio e a servizio del popolo. Amministrato con assoluta onestà.
Come vivere questa Parola del Vangelo di oggi?
Gesù predice per la terza volta la sua Passione e in modo più dettagliato che mai. Gesù si avvicina a Gerusalemme, con una lucidità sempre più grande, in ordine al momento vertice della sua missione che è abisso di dolore e di amore. Ma i suoi sono ben lontani, anche questa volta, dal comprendere. E quel che colpisce è ora il fatto di questa donna, tutta presa da un amore tanto cieco nei confronti dei suoi due figli. Essi hanno avuto l'enorme ventura di seguire tanto da vicino il Messia. Dovrebbero averne "respirato" le aspirazioni, gli intenti, il modo di essere. A questo punto della loro "avventura" di familiarità col Redentore del mondo, dovrebbero essere fuoco nel Fuoco. Invece no. Ne sono ancora così lontani che vivono la stoltezza di un sogno sbagliato, qual è quello di voler primeggiare, avere un posto d'onore, e - perché no? – materialmente redditizio in quel regno che dal Signore è concepito come il trionfo del volere – ad ogni prezzo! – donare se stessi, donarsi come amore. E una madre che dovrebbe in qualche modo incarnare l'amore oblativo, sostiene e aiuta i figli a realizzare il contrario: l'amore
egoistico, tutto volto non a servire, ma a dominare. Anche noi siamo davanti a una scelta: o l'amore di Cristo che lucidamente vive l’appressarsi della realizzazione del dono totale di sé, o l'amore stolto e cieco di una madre che, snaturando la sua femminilità, aiuta i figli a "ingabbiarsi", prigionieri del proprio ego.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, visualizzerò queste scene, soffermandomi sulla realtà dei due amori. E' una realtà davanti alla quale mi s'impone continuamente la scelta: o l'oro prezioso dello stare con Gesù che non è venuto per essere servito, ma per servire, o il bitume-stoltezza del volere (per me e per i miei cari) quello che momentaneamente accontenta l'ego, ma poi trascina le persone alla perdizione.
Signore Gesù, che hai guardato in faccia con lucida volontà d'amore la decisione di abbracciare per noi la morte perché avessimo vita, dammi di vivere le scelte giuste, in cui risplenda anche in me, volontà di amore oblativo.
La voce di una mistica del Novecento
Soltanto nella dedizione al crocifisso, soltanto dopo che avrà battuto l'intera via crucis accanto a lui, l'anima diventa una sola cosa con Cristo giungendo a vivere della sua vita. Edith Stein
“Lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà”. Noi attendiamo con gioiosa ansia la fine di questi tempi dominati da satana, aspettiamo il momento del grandioso segno di Garabandal con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria nei messaggi a Fatima. “Vieni, presto Signore Gesù”. Buona preghiera a tutti. Sia Lodato Gesù Cristo.

+ Vangelo Lc 16,19-31
Nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti.
C - Questa è una parabola piena di insegnamenti, una lettura che rilascia ogni volta nuove intuizioni per vivere come chiede Gesù. Leggendola senza il desiderio di scoprire tanti significati presenti nel racconto, si rimane un po’ indifferenti sia alla condizione dei due personaggi, sia alla retribuzione diversa che spetta a loro.
L’insegnamento principale che ci indica Gesù è il distacco, fino ad arrivare a distaccarsi dall’amor proprio che fa sorgere sempre opinioni discordanti con la realtà. Il distacco dalle cose ci dà la necessaria libertà per seguire Gesù.
In questo tempo di Quaresima la Chiesa ci invita ripetutamente a liberarci dalle cose terrene per riempire il nostro cuore di Dio.
Chi ripone la sua fiducia nelle cose della terra, allontanando il suo cuore dal Signore, è condannato alla sterilità e all’inefficacia di ciò che veramente importa. Gesù desidera che ci occupiamo delle cose della terra e le amiamo correttamente: “Soggiogate e dominate la terra” (Gn 1,28).
Una persona, però, che ami “disordinatamente” le cose della terra non lascia spazio nella sua anima all’amore per Dio.
L’attaccamento ai beni e l’amore per Gesù sono incompatibili. “Non potete servire Dio e mammona” (Mt 6,24).
Le cose materiali e gli idoli possono diventare un legame che ci impedisce di avvicinarci a Gesù. E se non arriviamo a Lui, a che serve la nostra vita? I beni materiali sono buoni perché sono di Dio, sono mezzi che Dio ha messo a disposizione dell’uomo fin dalla creazione, affinché ne usasse sviluppando la società con gli altri uomini.
Siamo amministratori di tali beni per un tempo limitato e molto breve.
Quando il ricco epulone lo ha capito era troppo tardi, la sua vita corrotta e la mancanza di amore verso Dio e i poveri lo hanno fatto precipitare nell’inferno. Da lì invocava aiuto, ma non poteva assolutamente riceverlo e Abramo nella parabola spiega: “Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
Gesù dice che dopo il Giudizio non ci sarà possibilità di cambiare destinazione, qui e adesso siamo noi a scegliere il nostro futuro, o la Salvezza eterna, o la dannazione eterna nel fuoco inestinguibile.
Chi mette le ricchezze al centro della sua vita esclude se stesso dal Regno dei Cieli. Un idolo occupa il posto che solo Dio deve occupare. Chi non rompe i lacci, sia pure sottili, che lo legano in modo disordinato alle cose materiali, alle persone, a se stesso, si esclude da una vera vita interiore, da un rapporto d’amore con Gesù.
Adesso ognuno sceglie lo stile di vita che piace e si può imitare il ricco epulone pur non essendo ricchi di beni, ma ricchi di vizi e di corruzione. Quest’uomo visse senza Dio e morì senza Dio, si concentrò solo sui piaceri della carne e la sua carne brucerà nell’inferno per l’eternità. È stata una sua scelta.
Mentre il povero Lazzaro non aveva nulla, ma era umile, buono, ringraziava lo stesso Dio. Era ignorato dal ricco epulone, ma era amato da Dio. Così succede a tutti quelli che soffrono in questa vita: ignorati dai potenti e dai conoscenti ricchi, ma benedetti da Dio, il quale non toglie gli occhi dai suoi figli che soffrono con amore e pregano con devozione.
L’egoismo e l’imborghesimento impediscono di scorgere le necessità altrui. Vogliamo essere puri, pazienti e buoni come Lazzaro. Buona preghiera a tutti. Sia Lodato Gesù Cristo.



